12. I massi erratici
Cosa sono i massi erratici
I MASSI ERRATICI O 'TROVANTI' sono Massi isolati, di dimensioni varie che i ghiacciai, in epoche lontanissime, hanno trasportato dalle montagne della Valtellina fino alle pianure.
La formazione dei massi erratici risale alle alternanze delle glaciazioni avvenute nell'ultima era geologica (era Quaternaria), durante il Pleistocene, circa 2 milioni di anni fa.
Nell'epoca glaciale, il ghiacciaio dell'Adda (che scendeva dallo Stelvio) ha invaso la Valtellina e si è unito a quello dello Spluga e della Valchiavenna, proseguendo poi verso sud fino a intersecarsi con i ghiacci del Lago di Como. Ritirandosi, tale ghiacciaio ha lasciato depositati sul fondo i materiali trascinati con sé nel suo lungo percorso (morene): dalle sottili argille a massi di tutte le dimensioni.
E' proprio nella zona del Triangolo lariano che troviamo il maggior numero di massi erratici, perché qui spingeva l'azione possente delle forze dei due ghiacciai in movimento.
Nell'antichità i massi erratici sono stati utilizzati per diversi usi: alcuni sono stati scavati e trasformati in tombe, chiamate avelli; su altri sono state invece ritrovate tracce di scritte preistoriche (massi con coppelle).

Tipologie di massi erratici
Massi con Coppelle: I massi con coppelle sono massi erratici sui quali l'uomo, nell'antichità, ha scavato delle fossette ("coppelle"), a volte accompagnate da croci o altri segni; sono diffusi non soltanto in valle Intelvi.
Le incisioni sono di difficile interpretazione. A tal proposito sono state avanzate diverse ipotesi: dagli altari per sacrifici di animali alle rappresentazioni di costellazioni, dalle mappe di territori a segnali indicativi di percorsi o di sorgenti.
L'associazione delle coppelle secondo schemi geometrici precisi (a reticolo, a rosetta, a linee parallele, a croce) in molti casi fa pensare ad un significato liturgico.
Sass de la prièla
Sasso della Priella (“SASS DE LA PRIÈLA”): masso erratico presente nel territorio di Capiago Intimiano, particolarmente interessante per la complessità delle incisioni su di esso praticate. Tale masso, detto anche "Sass della Gulp" (Sasso della Volpe), è un erratico molto voluminoso portante ben 38 coppelle e 2 vaschette rettangolari, unite da canaletti.
La raffigurazione è basata sulla combinazione di tre elementi: coppelle, rettangoli e canaletti di collegamento. Tale reperto presenta analogie con altri ritrovamenti di difficile interpretazione, ma abbastanza diffusi nel territorio della Spina Verde.
La datazione delle incisioni non è ancora certa nonostante la tecnica della picchiettatura utilizzata per praticare le incisioni, sicuramente effettuata con strumenti metallici, possa farla risalire al periodo finale del Bronzo o all'Età del Ferro.
Spesso i massi con coppelle sono situati in posti dominanti il territorio circostante e probabilmente sono da connettere con riti di antiche popolazioni insediate nel territorio del capiaghese.



